Temporary Store, il mordi e fuggi che fa gola.

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di Roberta Di Sessa

temporaryshopImpazza anche in Italia la moda dei Temporary Store. Dopo la Gran Bretagna e Gli Stati Uniti, anche da noi sempre più aziende ricorrono a questa innovativa formula di vendita. E se all’inizio il fenomeno riguardava solo le grandi città del nord, dal 2008, esempi di “negozi a tempo” si trovano anche al sud. E proprio nel 2008 nasce Assotemporary, allo scopo di supportare quanti vogliono sperimentare questa nuova linea di vendita e distribuzione, raggruppando gli operatori del settore sotto un unico marchio. “Per aprire un TS, suggerisce Massimo Costa, responsabile dell’associazione, bisogna anzitutto disporre di uno spazio, allestire una vetrina visibile ed attrattiva e situarlo in una zona commercialmente interessante. Il gestore della location deve poi avere tempo e voglia da dedicare all’attività, soprattutto per quanto riguarda la promozione e la comunicazione alle aziende.”

Nati con lo scopo di destare curiosità ed attrarre il consumatore, i Pop Up Store offrono un’esperienza unica in quanto limitata nel tempo. Possono, dal punto di vista della comunicazione, raggiungere gli stessi risultati di una campagna pubblicitaria, se non addirittura essere più efficaci, con il vantaggio di essere meno dispendiosi e più innovativi. Si, perché all’interno di questi store “è possibile creare un evento, profilare i consumatori, far tendenza, giocare la carta della mobilità e dell’acquisto d’impulso, vendere in determinati periodi dell’anno di particolare appeal (a Natale o in occasione di eventi speciali quali, a Milano, la Settimana della Moda o il Salone del Mobile) e, ultimo ma non di minore importanza, sperimentare un monomarca a costi limitati.” Al momento a Milano si contano 50 T.S. ma nuovi impulsi vengono anche da altre città come Roma, Torino, Bari, Napoli, Bologna e Firenze.

I principali fruitori di questi spazi sono gli amanti della novità e dell’innovazione, per i quali l’esperienza unica vissuta all’interno dei pop-up store, sostituisce il valore stesso dell’oggetto.

Più che una formula di distribuzione alternativa essi sono il frutto di un’azione che mira ad emozionare, creare esperienze forti, suscitare delle sensazioni. E non a caso quindi è fondamentale che anche la location sia capace di intercettare il target di riferimento.

In tal senso i Temporary Store, riflettono i tratti più caratteristici della nostra epoca. Un’epoca in cui tutto è percepito come provvisorio, instabile, nomade. La grande intuizione delle aziende sta nell’aver saputo trasformare tali percezioni in opportunità di vendita ed incentivazione ai consumi.

Un impulso a questo tipo di attività viene poi senz’altro dalla mancanza di vincoli, in termini legislativi, sulla licenza commerciale. Si può infatti spaziare da un settore all’altro senza particolari restrizioni. Questo fa si che il fenomeno continui a crescere, suscitando l’interesse di media e opinione pubblica. E proprio di questi giorni è la notizia che a Milano ha aperto il primo temporary shop librario italiano. Si chiama “121” e resterà aperto fino al 18 marzo 2010.