Sei certo della tua reputazione.

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Come venditori stiamo attenti a non dare le nostre informazioni “in pasto al web”

di Andreina Serena Romano, Associata AISM Delegazione Basilicata
Pubblicato su Vendere di Più – Novembre 2014

Qualche anno fa (molti anni fa) una famosa cantante rock cantava “I don’t give a damn about my reputation”. Certo, era il periodo del punkrock, delle lotte e della ribellione, quando potevi essere ciò che volevi e potevi mostrare senza molta difficoltà ciò che eri.

Adesso, al di là di qualche eccezione di cattivo gusto, la visibilità personale e la reputation” sono diventate fondamentali per la crescita personale.

E non parliamo semplicemente dell’ambito lavorativo. La reputazione è un fattore anche personale, soprattutto con l’avvento dei social network che hanno la forza di mettere in vetrina ogni nostra attività.

Per questo è necessario ponderare le azioni e controllare la propria visibilità.
Le nostre informazioni sono diventate di dominio pubblico.

A differenza di quanto accadeva in passato, quando le nostre informazioni si limitavano

ad arrivare all’interno della piccola comunità che ci circondava, adesso la rete diffonde senza alcun filtro quello che siamo. E succede così che ogni cosa che facciamo diventa subito pubblica, si ritaglia subito uno spazio e un’ubicazione.

Ricordate quello che è accaduto qualche mese fa a Justine Sacco, la giovane manager licenziata per un tweet razzista? Questo fatto spiega bene come i social e la rete possano influire non solo sulla nostra reputazione, ma anche sul nostro lavoro.
Se pensiamo che quello che facciamo in vacanza, a mille chilometri di distanza dal nostro ufficio, non sia di rilevanza, ci sbagliamo. Se crediamo che, non avendo un lavoro, possiamo permetterci di pubblicare sui principali social foto poco credibili, partiamo con il piede sbagliato. È importante curare costantemente e attentamente la proprio immagine online, mantenere aggiornate le proprie informazioni, filtrare i contenuti.

Quante volte abbiamo cercato su Google il nome di una persona? I risultati di ricerca sono molteplici e comprendono, video, foto, menzioni: un mondo che purtroppo difficilmente riusciamo a tenere sotto controllo.

Quindi, cosa si può fare per monitorare la propria identità digitale?
È semplice: prevenire è meglio che curare. Prima di iniziare il nostro percorso digitale, pensiamo alla gestione dei profili: valutiamo le liste di amici, le impostazioni di condivisione, le impostazioni di privacy, facciamo in modo che chi ci incontri lungo la strada possa essere colpito piacevolmente.

Cerchiamo di dare informazioni sulle nostre competenze ed evitiamo di essere troppo presenti.

Ecco una breve lista delle principali cose da ricordare per la sopravvivenza in rete:

  • il nostro viso è un biglietto da visita: la foto che colleghiamo a uno dei tanti profili social che abbiamo dovrebbe essere reale e ben visibile;
  • comunichiamo in base ai nostri interessi;
  • definiamo la nostra immagine e manteniamola:
  • se siamo degli artisti, possiamo pubblicare immagini originali e avere un profilo più informale, se siamo dei politici di professione, usiamo un linguaggio più consono;
  • suddividiamo i contenuti, le informazioni e le foto in base al pubblico di riferimento: amici, conoscenti, lavoro;
  • ogni social ha una sua personalità: impariamo a usarli per quella che è la loro reale utilità;
  • attenzione ai commenti degli altri: un esterno darà sempre importanza alla nostra visibilità al di fuori del mondo della rete;
  • evitiamo di dare troppe informazioni personali: la georeferenziazione non sempre è un bene.

Henry Ford diceva: “Le due cose più importanti non compaiono nel bilancio di un’impresa: la sua reputazione e i suoi uomini”. Oggi questo è valido anche per ciasuno di noi.